Intervista  allo scultore  Michele Privileggi

 

E’ istrionico, fuori dagli schemi, estroverso, non risparmia bacchettate a destra e sinistra, maggioranza ed opposizione.

La definizione di artista gli si addice alla perfezione, insomma. Ma Michele Privileggi ha un’altra caratteristica che lo accompagna dalla nascita.

E’ nato, infatti, a Parenzo nella bella penisola istriana e come molti altri italiani si è trovato a fuggire, esule, abbandonando casa, averi e ricordi dopo l’occupazione jugoslava di Istria e Dalmazia.

Da allora non ha mai smesso di lottare affinché il ricordo di questi esuli e dei tantissimi italiani che trovarono la morte nelle foibe carsiche non venisse disperso.

Pochi mesi fa a riaprire la discussione su questo argomento è stata l’uscita del libro “Foibe. Le stragi negate degli italiani della Venezia Giulia e dell’Istria” dell’assessore provinciale alla cultura, prof. Gianni Oliva.

Questo libro ha avuto il merito di spostare il centro dell’attenzione dalla polemica politica, che per anni ha segnato questo argomento, a quello della tragedia umana di tantissime persone che nella maggior parte dei casi aveva come unica colpa quella di essere italiani.

Un segnale importante che ha avuto come risultato concreto il finanziamento, da parte della Provincia e del Comune di Torino, di un monumento fortemente voluto dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia comitato di Torino e che verrà situato nel cimitero monumentale di Torino.

A realizzare quest’opera sarà proprio Michele Privileggi.

 

Come è nata l’idea di questo monumento?

 

L’idea è nata da tutti i 350 mila esuli istriani e dalmati sparsi per il mondo. Io ho cercato un modo ideale per collegarli tra di loro, racchiudendo all’interno di due anelli che rappresentano la Terra, ma anche due fedi, la sagoma dell’Istria e della Dalmazia, con le ali dei gabbiani a simboleggiare il viaggio che queste persone hanno intrapreso.

La scultura bronzea verrà posata su una pietra proveniente da una cava istriana, offertaci dal Comune di Pola ed in particolare dal suo vice-sindaco italiano, Tulio Persi, persona estremamente sensibile a questi problemi.

 

Da quanto tempo coltivava questo sogno-speranza?

 

Praticamente dall’età dell’adolescenza, grazie ai racconti di mio padre sulle tragedie e le sofferenze subite da tutti i nostri connazionali.

Guardandomi in giro per il nostro paese ho visto monumenti in ricordo di tutti coloro che hanno sofferto, combattuto e perso la vita per l’Italia. Dal Risorgimento ai Partigiani, dalle vittime delle stragi di Bologna e Milano ai combattenti della RSI, ognuno in qualche maniera è stato ricordato, mentre il silenzio ha sempre circondato questi italiani. Giusto per fare un esempio basta guardare a cosa succede quando solo una via o una piazza viene intitolata a queste persone.

 

Guardando le sue opere è facile ravvisarvi un tema che si ripete spesso, quello delle ali, da quelle dei gabbiani a quelle del monumento ai bersaglieri di Leinì.

 

E’ vero, il gabbiano è un animale simbolo della libertà. Ecco perché io lo ho usato come metafora nelle mie sculture, ad esempio quella in acciaio dedicata agli avieri inglesi del 31^ squadrone South Africa Air Force caduti sul monte Freidour, nei pressi di Pinerolo, mentre portavano rifornimenti ai partigiani.

 

Dalla scultura alla tela, com’è il Privileggi pittore?

 

Privileggi pittore nasce all’età di 16 anni, età in cui copiavo fino alla nausea le opere di Van Gogh, autore per il quale conservo ancora intatta la mia ammirazione.

Il percorso formativo, come per tutti gli “artisti”, è dovuto passare obbligatoriamente attraverso fasi di ricerca e sperimentazione.

Grazie, poi, ai consigli dei maestri De Bonis e Ponte Corvo, ho scoperto la scultura nel ’74, scultura che devo dire da quel momento è diventata una malattia “congenita”. Da allora pittura e scultura viaggiano di pari passo, al servizio della fantasia, come mezzi necessari per spezzare i confini della realtà liberando emozioni nell’immaginario delle persone.

 

L’arte è anche mettersi a disposizione degli altri e renderli partecipi delle proprie conoscenze. Per questo motivo Michele Privileggi ha fatto volontariato con l’Università delle Tre Età insegnando manipolazione della creta e la tecnica dell’acquaforte.

Come è stata questa esperienza?

 

Posso dire certamente che è stata un’esperienza positiva. Vedere l’entusiasmo e la voglia di imparare che queste persone dimostravano nei confronti dell’arte è stato gratificante.

Questa è stata una delle tante occasioni di volontariato che ho fatto per il nostro comune. Dai pannelli con materiali riciclati della scuola elementare, per sensibilizzare i nostri ragazzi sul tema dei materiali in disuso, al collage della Via Crucis donato alla parrocchia, fino a tutta una serie di disegni legati alla mia attività con la Pro Loco.

 

A proposito di disegni, pochi conoscono un’attività divertente dell’artista Privileggi. Ce la dice?

 

Si, mi piace dilettarmi con le vignette. Le prime sono nate un po’ per scherzo, facendo la satira di alcuni amici delle giunte precedenti pubblicate dai giornali locali. Oggi mi diverto a punzecchiare personaggi politici, amici ma rimane sempre un divertimento. E, certo, anche un modo rapido e diretto per sensibilizzare chi di dovere su alcuni temi che mi stanno a cuore.

Per fare un esempio uno dei miei bersagli preferiti in questo periodo è il sindaco croato della mia città natale, Parenzo. Quest’uomo ha usurpato con i fatti il soprannome ad un ex presidente della Repubblica," picconando" nel senso letterale del termine, una lapide deposta nel cimitero di Parenzo che, come unica colpa ricordava gli italiani infoibati della città.

Mi auguro che questo non debba avvenire mai in Italia, nei confronti di nessuno, meno che mai di tutte queste persone che sono finite non solo in una foiba ma nel dimenticatoio del nostro paese.

Spero che il mio monumento ci permetta di guardare avanti al futuro senza cancellare il passato.

 

Questo è anche il nostro augurio, che il nostro artista possa continuare nella sua opera di sensibilizzazione con lo stesso entusiasmo che ci ha trasmesso in questa intervista. Buon lavoro Michele!

 

                                                                  Beppe De Vincenti