Michele Privileggi…va scoperto così, senza la pretesa di arrivare subito vicini alle sue idee, di capirne troppo presto i colori, di leggerne la storia, e identificarne la parabola di artista…

“ Il Suo gesto creativo ", è un gesto da scrivere senza penna, un viaggio da compiere senza scarpe, conoscendo una sola parola di quel verso e di quel viaggio solo un passo”….

Rumore, odore, calore,   “questo è quello che  manca  in ciò che produco”,  all’artista è consentito dar vita ad una sola forma espressiva, è condannato alla parzialità, in fondo, all'incomprensione, forse per questo

Privileggi è sempre in viaggio , e anche quando non si muove per mesi dalla sua casa-pinacoteca,  camminando con Lui tra le opere avverti la sofferenza che l'immobilità di queste gli procura....“Il problema è la fissicità della materia” …vorrei che i quadri ,i disegni, le sculture, i pensieri abbandonando le forme in cui li ha costretti il destino, seguissero il mio eterno vagabondaggio espressivo mutando nel tempo e nello spazio.

…I temi, la natura, nel suo significato escatologico, il corpo nudo di una donna, l'erotismo puro dell'infanzia, lo scempio compiuto dal tempo sui corpi, la tensione emotiva della creazione e della morte, la sete della conoscenza tattile di ogni ansa della spazio e del tempo guidano le mani di Privileggi sui raccordi morbidi e sensuali della sua ispirazione;

le Sue opere sembrano disegnate dal ritmo infinito di un'onda  che consuma, trasforma, si infrange sul pensiero… quasi alla ricerca di un amore fisico, di penetrazione,  erotismo, trovando nel gesto artistico estasi effimere… eppure, l’ispirazione non è creazione ricorrente, ma l'evolversi di una sola idea in continuo divenire....

Così è difficile chiedere a Michele di raccontarci il percorso della Sua vita artistica: i suoi temi sono sempre nuovi… eppure tutti collegati saldamente da un filo invisibile : i nudi sensuali, le ali come vele, le antiche divinità…e tutto il Suo mondo,  sono tesi sulla carta, sul legno, sulla tela, fusi in un infinito sublime bisogno d'amore… pronti a  solcare uniti  un'incredibile, forse irresponsabile dimensione cosmica dell'uomo Privileggi,  espressione di una stessa estasi artistica..............                

                                           

                                                  Gigi Rampazzo   1993

Monte

                                                             Freidour ... Non un monumento…

 

             Michele Privileggi ha un rapporto con l'arte assolutamente naturale, privo di ogni infrastruttura mentale, così da rendere facile il parlare delle sue creature.

Chi conosce la sua storia artistica lo sa; i pensieri, il cammino culturale, i processi mentali che lo portano al gesto creativo sono ossessivamente uguali da sempre, e in questa ossessione nascono formule espressive sempre nuove, imprevedibilmente diverse.

Così in poche parole, in un nostro breve incontro, con disastrosa efficacia, Privileggi  mi ha narrato i fatti, ha manifestato le sue emozioni, ha descritto la gente, ha in un certo senso definito l'habitat dove la sua opera andrà a vivere.

Così è venuta a definirsi l'idea guida della rievocazione, la voglia di creare qualcosa di immediatamente, concretamente comprensibile, un messaggio limpido, sterilizzato da inutili circonvoluzioni cerebrali, e ancora una volta il messaggio di Ali Come Vele è riemerso in tutta la sua insostituibile forza espressiva.

Perché le ali del velivolo e quelle del nostro pensiero, le anime degli eroi e il loro gesto, il nostro ricordo e questa lapide diventano vele verso la speranza che esistano ancora uomini e ideali su cui contare, solidarietà in cui credere.

Quindi non un monumento ai caduti, non una pietra tombale incisa di tempi remoti, ma un volo verso l'azzurro di un ideale più alto, su cui leggere parole e tempi futuri, perché il volo, dopo lo schianto sulla roccia, possa continuare dentro di noi, e consegnarci idealmente il testimone del gesto eroico di quella notte.

 

      

                             Gigi Rampazzo   1994

 

 

Monumento alle vittime delle foibe al Cimitero Monumentale di Torino

 

Dopo aver ascoltato centinaia di “Esuli Istriani” è venuta a definirsi l'idea guida della rievocazione, la voglia di creare qualcosa di immediatamente, concretamente comprensibile, un messaggio limpido, sterilizzato da inutili circonvoluzioni cerebrali, e ancora una volta il messaggio di Privileggi è riemerso in tutta la sua insostituibile forza espressiva. Quindi non un monumento ai caduti, non una pietra tombale incisa di tempi remoti, ma un volo verso l'azzurro di un ideale più alto, su cui leggere parole e tempi futuri, dove le ali dei gabbiani e quelle del nostro pensiero, le anime dei martiri, il nostro ricordo, diventino vele verso la speranza che esistano ancora uomini e ideali su cui contare, verità in cui credere.

Gigi Rampazzo